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Giannutri ghost Marietta

Il fantasma di Marietta

di Andrea Carapellucci

Per molte notti ogni anno, quando del brusio dei vacanzieri d’estate non permane che un vago ricordo, un silenzio assordante si impossessa di Giannutri, rotto solo dalla risacca del mare e dal fruscio del vento che accarezza le fronde. Sono lunghe notti di nulla, ma di solenne bellezza, in cui l’isola si ammanta del pallido chiarore della Luna e del lucido firmamento. È in queste notti, si dice, che Marietta torna a calcare gli aspri sentieri dell’isola, aggirandosi per la boscaglia fino a ritrovare i luoghi in cui visse la sua dolce e solitaria vicenda d’amore con l’ardito Gualtiero: volteggia nella fitta foresta che racchiude la villa romana e scivola nelle antiche cisterne dove lei ed il suo compagno avevano trovano dimora; si affaccia da Punta Scaletta e qui, scrutando il mare e la sagoma distante del Giglio, piange l’amore perduto nella speranza che egli, un giorno, possa udire i suoi lamenti e riunirsi a lei nell’eterno abbraccio.

Le presenze

Non sono rare le testimonianze di presenze avvistate o udite dai villeggianti nelle notti di Giannutri: un singolo spettro di donna sembra vagare per l’isola, concentrando le proprie apparizioni intorno alla Villa dei Domizi e nella Vigna Vecchia. Pescatori in transito hanno riferito di aver osservato nottetempo la figura eterea di una donna vestita di stracci in piedi presso Punta Scaletta: immobile in direzione del mare, il fantasma singhiozzando emetteva versi strazianti. Pianti e talvolta grida e strepiti hanno terrorizzato quei coraggiosi che di notte si sono incamminati lungo il sentiero che porta al faro abbandonato all’estremità meridionale dell’isola. “Son versi di gabbiani” rispondono gli scettici ma c’è chi giura di aver udito distintamente tristi lamenti di donna.

Un garibaldino a Giannutri: Gualtiero Adami

Simili testimonianze riportano alla mente un tempo passato in cui l’isola fu affittata dal Comune del Giglio a Gualtiero Adami, livornese figlio del banchiere Pietro Augusto (1812-1898, già ministro delle Finanze, del Commercio e dei Lavori Pubblici del Granducato di Toscana nei turbolenti mesi a cavallo tra il 1848 ed il 1849, patriota risorgimentale tra i protagonisti della pacifica annessione della Toscana al Regno di Sardegna e tra i finanziatori della spedizione dei Mille di Garibaldi). Gualtiero era nato il 21 settembre 1838 e nel 1859 poco più che maggiorenne, seguendo le tendenze politiche del padre, si era unito ai volontari di Garibaldi arruolandosi col grado di tenente nel reggimento dei Cacciatori degli Appennini, con cui poté combattere vittoriosamente la Seconda guerra d’indipendenza. L’anno seguente, promosso capitano, fu tra i Mille che sbarcarono in Sicilia e portarono a compimento la clamorosa impresa garibaldina. Negli anni successivi continuò a seguire l’Eroe dei Due Mondi nelle sue spedizioni militari mentre le fortune della sua famiglia andavano via via declinando a causa dell’ostilità del neonato governo italiano, che mal aveva digerito il tentativo del padre di accaparrarsi un ricco appalto per la costruzione di linee ferroviarie nel Meridione facendo leva sull’amicizia col generale nizzardo. Pertanto nel 1882, a 43 anni, privo ormai di gran parte delle sue sostanze e afflitto da una tubercolosi polmonare apparentemente incurabile, Gualtiero Adami firmò un contratto di enfiteusi col Comune del Giglio e sbarcò a Giannutri assieme al fratello Osvaldo col proposito di avviarvi la coltivazione della vite e dell’ulivo e per installarvi una fornace per la produzione di calce. Malgrado gli entusiasmi iniziali, il proposito imprenditoriale parve fin dai primi mesi di difficile realizzazione a causa della mancanza di una fonte perenne di acqua dolce, circostanza che complicava non poco la possibilità di irrigare i terreni e di provvedere al sostentamento degli Adami e dei circa 20 braccianti al loro servizio. Dopo aver a lungo dissodato il terreno e piantato le viti (in quella che fu di lì in poi ricordata come la Vigna Vecchia di Giannutri), gli ulivi (intorno a Cala Maestra) e qualche ortaggio, il fratello Osvaldo rinunciò al progetto per le troppe difficoltà, lasciando l’isola assieme ai lavoratori: Gualtiero, che intendeva a tutti i costi proseguire nell’impresa, rimase così solo a custodire la sua Giannutri, isolato dal resto del mondo come un moderno eremita. Nella drastica scelta di Gualtiero pesò certamente l’esempio offerto dal volontario ritiro di Garibaldi a Caprera, eroe che da sempre aveva rappresentato un modello di vita per il combattente livornese, così come l’improvvisa e completa guarigione dalla polmonite, che l’Adami imputò all’estrema salubrità del luogo.

L’amore immortale di Marietta e Gualtiero

Fu così che l’Adami, stanziatosi nella cisterna della villa romana riadattata ad abitazione, trascorse i successivi anni di vita, forse con l’unico sollievo di qualche sporadico contatto con i due fanalisti di guardia al faro di Capelrosso, nella porzione più meridionale di Giannutri, le uniche altre presenze umane sull’isola. Egli tuttavia doveva aver mantenuto alcuni rapporti, almeno epistolari, con parenti e compagni d’arme perché nell’estate del 1886, dopo 4 lunghi anni di vita solitaria, ricevette la visita dell’amico Luigi Moschini accompagnato da sua figlia Maria, detta Marietta, nata a Firenze il 18 aprile 1867. Quasi 30 anni separavano i due. Il primo incontro di Marietta con Giannutri e con Gualtiero sconvolse l’animo della diciannovenne. Non possiamo conoscere cosa la vista di quel veterano del Risorgimento, ora ridotto ad un eremita rintanato in un romitorio di fortuna tra le rovine di una villa romana in un’isola disabitata, possa aver fatto scaturire nel suo animo. Ma quel qualcosa fu certo dirompente perché la ragazza, prima di andarsene, promise a Gualtiero che sarebbe tornata e che sarebbe stato per sempre. Per altri 3 interminabili anni Gualtiero attese che quell’amore impossibile, oltre la logica e le convenzioni del tempo, potesse davvero concretizzarsi. Nell’estate del 1889 Marietta convinse il padre a tornare a Giannutri per un nuovo soggiorno. Secondo quanto riferisce Angela Micaelli Battani nei suoi libri Giannutri mistero d’amore e Fra cielo e terra, che raccontano la storia basandosi su fonti documentali, il ritorno di Marietta fu ben diverso da quanto l’Adami avrebbe sperato: spesso schiva e pensierosa, evidentemente divorata dal dubbio riguardo all’immane scelta di vita che stava per compiere, attese gli ultimi giorni per rivelare al padre incredulo e all’amato la sua decisione: Giannutri sarebbe stata la sua casa e non avrebbe mai più fatto ritorno a Firenze. Cominciò per i due un amore difficile a descriversi con le parole. Finalmente uniti e soli a Giannutri, furono l’uno la spalla dell’altro, coltivando con fatica ciò che era sopravvissuto della fallita impresa agricola di Gualtiero, cui si aggiungevano i frutti dell’allevamento delle galline, della pesca e della caccia ai molti conigli dell’isola. Ben presto le popolazioni del circondario vennero a conoscenza della coppia di folli eremiti che si erano rintanati sull’isola e nacquero esagerazioni e leggende sulle loro abitudini primitive. Non si sposarono mai, sfidando ogni convenzione, ed ebbero come unico passatempo le campagne di scavo alla villa romana, che cominciò a riaffiorare proprio grazie all’impegno dell’Adami. Con i pochi che attraccavano per visitare l’isola furono sempre cordiali, apparendo però in uno stato di povertà assoluta, sudici e vestiti di stracci. E gli anni passarono inesorabili ma felici. Malgrado le fatiche e l’esiguità dei contatti umani Gualtiero invecchiava sempre più giungendo a superare gli 80 senza troppi affanni, magicamente protetto dallo splendore di Giannutri. Poi, il 14 dicembre del 1922, ad 84 anni (di cui 40 trascorsi da eremita sull’isola), Gualtiero si spense serenamente accanto all’amata Marietta.

L’inconsolabile dolore di Marietta

Il dolore per la scomparsa del suo compagno di vita fu troppo grande per Marietta. Mentre il suo Gualtiero veniva sepolto avvolto nel tricolore nel cimitero del Giglio dove ancora riposa, lei decise di continuare a vivere a Giannutri, circondata dai ricordi dei lunghi anni trascorsi insieme. Ma cominciò a mostrare evidenti segni di squilibrio: chi transitava con la barca nei pressi dell’isola la vedeva spesso sugli scogli vestita solo di un saio, sporca e senza più alcuna cura di sé, ridotta ormai ad una selvaggia. La vicenda dell’ormai celebre coppia aveva colpito gli animi degli abitanti del Giglio e dell’Argentario, che quando potevano attraccavano sull’isola per lasciarle viveri e beni di prima necessità. Lei, per tutta risposta, si scagliava contro chiunque si avvicinasse. Nei momenti più lucidi era ancora in grado di raccontare la sua storia ai pochi frequentatori di Giannutri, rinvangando le vicende del suo straordinario amore per Gualtiero e i loro momenti insieme sull’isola. Ma lo stato di abbandono in cui il dolore per la perdita l’aveva ridotta stava avvicinando rapidamente Marietta alla sua dipartita. Secondo il certificato di morte conservato negli archivi del Comune del Giglio il suo decesso è avvenuto il 19 febbraio del 1927 sull’isola di Giannutri. Fu sepolta al Giglio vicino al compagno di vita. La storia di Gualtiero e Marietta merita di essere ricordata e raccontata, perché tutta l’isola sembra ancora pervasa del loro amore folle e totalizzante. E chissà che un giorno Marietta non riesca a ritrovare il suo amato, per vivere, di nuovo, una lunga vita insieme.

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