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conquista romana e fondazione di cosa

La conquista romana

La guerra contro Vulci e la fondazione della colonia di Cosa

Nel 280 a.C. il console romano Tiberio Coruncanio mosse guerra contro le città etrusche di Vulci e Volsinii, vincendole entrambe, e tornò a Roma per celebrare il trionfo1. L’esito infausto della guerra fu fatale per Vulci, cui fu sottratto il controllo di tutti i possedimenti costieri, ora occupati dai Romani. Pochi anni dopo infatti, nel 273 a.C., i Romani consolidarono il proprio dominio sull’area con la deduzione della colonia di Cosa, collocata in cima all’odierna collina di Ansedonia e munita di possenti mura in opera poligonale (ancora ben conservate) per difendersi da eventuali assalti da parte delle popolazioni del circondario. Il territorio amministrato da Cosa comprendeva certamente l’intero Monte Argentario, dai Romani per l’appunto chiamato promontorium Cosanum, e molto probabilmente anche le isole antistanti del Giglio e di Giannutri2.

Cosa e Talamone sconvolte dalla guerra civile romana

Nell’87 a.C. il territorio di Cosa entrò a pieno titolo nella guerra civile romana che vedeva contrapposti Gaio Mario e Lucio Cornelio Silla, rispettivamente a capo della fazione politica dei populares (riformisti favorevoli al popolo ed agli italici) e degli optimates (gli aristocratici conservatori): lo scontro politico, già da tempo violento, aveva portato al colpo di stato di Silla, entrato a Roma alla testa delle legioni affidategli per la guerra in Oriente contro Mitridate; Mario, fuggito in Africa, tornò dopo breve tempo in Italia sbarcando a Talamone, non lontano da Cosa, alla testa di un manipolo di uomini e ne reclutò altri nel porto e nelle vicinanze, promettendo perfino la libertà agli schiavi che lo avessero seguito3; dopo essersi costruito in questo modo un suo esercito personale, Mario poté tornare a Roma approfittando della partenza di Silla per la programmata spedizione militare e lì fece strage degli oppositori politici. Morto Mario in circostanze naturali nel corso dell’86 a.C., i populares si prepararono lungamente al temuto ritorno in patria di Silla al comando del suo esercito, che puntualmente avvenne nella primavera dell’83 a.C. Nei mesi successivi Silla e gli optimates sfuggiti ai massacri sconfissero ripetutamente i seguaci mariani, che erano aiutati da numerosi italici insorti, tra i quali vi erano manipoli di Etruschi: nell’82 Silla conquistò Saturnia, Populonia e Talamone, radendole al suolo; è probabile che la stessa sorte sia capitata anche a Cosa che, benché non menzionata nelle fonti storiche, mostra i segni di un violento saccheggio operato proprio in quegli anni. La città di Cosa verrà ricostruita solo alcuni decenni più tardi dal primo imperatore Augusto, come segno della fine delle guerre civili.

1 La celebrazione del trionfo è menzionata nei Fasti trionfali capitolini alla data del 1 febbraio del 279 a.C.
2 Su Cosa vd. Cosa in Enciclopedia dell’Arte Antica, Cosa in Enciclopedia dell’Arte Antica (aggiornamento), Cosa in Enciclopedia dell’Arte Antica (secondo aggiornamento)
3 L’episodio è menzionato in Plut., Vit., Mar., 41. Appiano, che non cita Talamone ma riferisce solo di uno sbarco di Mario in Etruria, aggiunge che erano con lui altri populares fuggiti in Africa e circa 500 suoi schiavi che lo avevano raggiunto da Roma. Oltre a questi nei giorni seguenti raccolse nei dintorni del porto di Talamone circa 6000 Etruschi: una cifra considerevole che spiega le successive violente rappresaglie sillane contro questi territori (App., B.C., 1.67).

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