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rovine a Giannutri

Le prime presenze umane a Giannutri

Frequentazioni preistoriche

Il principale ostacolo alla costituzione di insediamenti stabili sull’isola è stato, in ogni epoca, l’assenza di fonti di acqua dolce. Eppure la presenza umana sul suolo di Giannutri appare molto risalente nel tempo: una punta di selce intagliata (usata nella preistoria come estremità di frecce e di lance) è stata rinvenuta nel 1968 a Pian Fagiano, immediatamente a settentrione del villaggio di Cala Spalmatoio1; alla Vigna Vecchia, invece, i rinvenimenti di lame di ossidiana e di frammenti di ceramiche di impasto suggeriscono l’esistenza in quel luogo di un piccolo abitato, non necessariamente a carattere stabile; altri frammenti ceramici di impasto, non meglio datati, sono stati recuperati nella Grotta delle Capre2. Ne deriva che in epoca preistorica e protostorica l’isola fu frequentata e presumibilmente utilizzata come terreno di caccia e come approdo temporaneo durante le battute di pesca.

Possibili presenze etrusche

Nessuna notizia si ha invece della presenza degli Etruschi a Giannutri, se si eccettuano alcuni sporadici ritrovamenti di scorie di ferro a Poggio del Cannone ed alla Vigna Vecchia che potrebbero essere riferite almeno in parte alla loro attività3. Tutta l’area costiera vicina all’isola d’Elba (con una particolare concentrazione a Populonia e a Follonica) fu infatti interessata per secoli, prima dello sviluppo della potenza romana, dalle attività di estrazione del ferro, derivato dall’ematite di cui l’Elba è ricca. La stessa Isola d’Elba fu chiamata Aithalia dai Greci per via dei fumi che si innalzavano dai forni per l’estrazione del prezioso metallo (dal greco aithale, fuliggine). L’ingente quantità di ematite estratta dalle miniere dell’isola costringeva gli Etruschi a trasportarne una grossa parte verso le città costiere, le quali si erano attrezzate con forni per la cottura del minerale posti direttamente sulle spiagge, presso i punti di sbarco delle chiatte provenienti dall’Elba. È ormai certo che lo sviluppo della civiltà etrusca fu determinato proprio dal benessere derivato dallo sfruttamento delle miniere di ferro, al tempo richiestissimo in tutto il Mediterraneo e nel Vicino Oriente: navi greche e fenice giungevano di continuo nei porti etruschi di quest’area del Tirreno per caricare il ferro barattandolo con altri beni, in particolare oggetti di lusso (ad es. coppe d’argento dal Vicino Oriente o dall’Egitto, unguenti dalla Grecia, vasi decorati attici e corinzi) assai ambiti dalle aristocrazie etrusche che controllavano la produzione ed il commercio del metallo.

L’ematite era trasportata ancora grezza anche a notevole distanza dal luogo di estrazione: lo testimoniano i dati archeologici e le indagini scientifiche sui campioni di minerale recuperati nel quartiere metallurgico di Pithekoussai (Lacco Ameno nell’isola d’Ischia, un importante emporio in cui vivevano e lavoravano insieme Etruschi, Greci ed altri Italici), che provengono senza dubbio dalle miniere di Rio Marina sull’Elba4. Non si può escludere pertanto che le scorie di ferro ritrovate a Giannutri rappresentino l’unica testimonianza della presenza di attività metallurgiche etrusche sull’isola, anche se limitate nel tempo o episodiche.

Per la sua posizione geografica è assai probabile che Giannutri, come il Giglio ed il promontorio dell’Argentario con i due porti di Ansedonia e Talamone, rientrasse nel territorio sotto il controllo della potente città etrusca di Vulci, le cui rovine sono oggi pochi km a nord di Montalto di Castro.

1 R.C. Bronson – G. Uggeri, Isola del Giglio, Isola di Giannutri, Monte Argentario, Laguna di Orbetello, in Studi Etruschi, 38 (1970), p. 207, nr. 29.
2 R.C. Bronson – G. Uggeri, op.cit., p. 205, nr. 25.
3 R.C. Bronson – G. Uggeri, op.cit.
4 http://www.pithecusae.it/xsala2e.htm

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