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isola di Zanara nella carta di Mercatore

Il mistero dell’isola di Zanara

di Andrea Carapellucci

L’isola inabissata

Una questione affascinante, ripetutamente citata dalla stampa locale e dalla televisione, ha per oggetto la presunta esistenza di un’isola collocata a metà strada tra il Giglio e Giannutri, conosciuta con il nome di Zanara, più volte segnalata su carte geografiche del XVI e XVII secolo e apparentemente scomparsa alla vista durante il XVIII secolo, quando non risulta più delineata su nessun documento cartografico. Peraltro, se prestiamo fede alla carta della penisola italiana di Gerardo Mercatore (nome italianizzato del cartografo fiammingo Gerhard Kremer), pubblicata nel 1589 – la prima a segnalare l’esistenza di Zanara al largo dell’Argentario –, questa non era un semplice scoglio ma una vera isola munita di rilievi le cui dimensioni apparivano di poco inferiori a quelle di Giannutri. L’ipotesi che Zanara si sia misteriosamente inabissata senza lasciare più alcuna traccia di sé ha trovato un certo seguito durante il secolo scorso a causa della presenza, in un punto sommerso pressappoco a metà strada tra il Giglio e Giannutri, di una zona di bassi fondali conosciuti come Secca della Vedova o Secca di mezzo canale, molto frequentati dai sub per la bellezza della flora e della fauna sottomarine. Niente di più semplice, dunque, che riconoscere nella secca l’ultimo residuo dell’isola, trascinata in fondo al mare da qualche catastrofico evento naturale.

Un possibile parallelo: l’Isola Ferdinandea

In effetti una storia del tutto simile sembra legare Zanara all’Isola Ferdinandea del Canale di Sicilia, improvvisamente apparsa nell’estate del 1831 a seguito di un’eruzione vulcanica e gradualmente inghiottita dal mare nei mesi successivi a causa del rimodellamento e consolidamento delle colate laviche: dopo aver raggiunto rapidamente i 60 metri di altezza ed i 4 km di circonferenza, dell’isola non resta oggi che un basso fondale a soli 6 metri di profondità. Eppure nessuna attività vulcanica che possa avvalorare un quadro analogo è nota nelle aree marine al largo del Monte Argentario. Inoltre non si comprende il motivo per il quale nessuna fonte storica moderna, ad eccezione di alcune carte geografiche, faccia in alcun modo menzione dell’isola e perché il suo ricordo non persista nelle popolazioni del circondario.

La questione delle “isole fantasma”

Se non intendiamo dar credito al mito dell’isola fantasma, in grado di apparire e scomparire agli occhi dei naviganti (come l’isola protagonista della celebre serie TV Lost), occorrerà allargare i confini dell’indagine ben oltre il Mar Tirreno e riflettere sulla figura di Mercatore come cartografo e sull’affidabilità generale della cartografia tra Cinque e Seicento. Clamorosi casi di isole e città inventate, presenti per secoli sulle mappe, sono ben noti a chi si occupa di storia in ambito universitario: originati talvolta da sviste o da cattive interpretazioni di dati riferiti, talaltra da intenti scientemente fraudolenti (al fine di risultare più aggiornati rispetto alla concorrenza, con la conseguenza di aumentare sensibilmente le vendite), la cartografia di queste epoche prescientifiche mostra come peggior difetto la diffusa tendenza alla copiatura, specie se l’opera da cui si trae spunto è universalmente acclamata e ritenuta affidabile. La vasta Frislandia del veneziano Nicolò Zeno (1558), che compare tra l’Islanda ed il continente americano non solo nella successiva mappa artica di Mercatore ma di lì in poi fino al Settecento, nella migliore delle ipotesi è originata da una rappresentazione del tutto sproporzionata e delocalizzata delle Isole Fær Øer; l’isola Brasil in pieno Oceano Atlantico ad ovest dell’Irlanda è descritta in un mito celtico come un’isola visibile un solo giorno ogni 7 anni ma compare in tutte la mappe dal 1375 fino al XVIII secolo, allo stesso modo della supposta Isola di San Brandano nel cuore dell’Atlantico a sud-ovest della Spagna, protagonista di un mito agiografico del VI secolo e rappresentata fino alla metà del Settecento tra le Azzorre e le Canarie.

Verso una soluzione

Un dato su tutti deve convincere che la Zanara di Mercatore sia frutto di un mero errore di posizionamento e del fraintendimento di notizie riportate da altri: la carta Tusciae antiquae typus, di soli 5 anni precedente a quella di Mercatore (1584), non segnala la presenza di nessuna isola tra il Giglio e Giannutri; allo stesso modo la Toscana nuova tavola di Matteo Greuter del 1598, stampata 9 anni dopo quella di Mercatore, non riporta alcuna traccia della supposta isola. Zanara è inoltre ricordata nel Dictionaire geographique universel del 1701 e in altre opere geografiche di riferimento del XVIII e XIX secolo come un nome alternativo dell’isola Asinara nel nord-ovest della Sardegna. A creare il mito dell’isola scomparsa di Zanara, erroneamente collocata da Mercatore dirimpetto all’Argentario piuttosto che presso la costa settentrionale della Sardegna, ha poi contribuito la diffusa abitudine dei cartografi di copiare da altri senza procedere ad una sincera ma impegnativa campagna di rilevazione dal vero: ecco dunque che le carte realizzate in modo autonomo, senza far riferimento alla rappresentazione erronea di Mercatore, mostrano le isole del Giglio e di Giannutri separate da un braccio di mare come effettivamente apparivano; al contrario gli esemplari dipendenti dalla tradizione del noto cartografo fiammingo, non verificati sul campo, contengono tutti lo stesso errore e tramandano la presenza di un’altra isola al largo dell’Argentario, in realtà situata ad oltre 140 miglia nautiche di distanza.

monte argentario in una mappa del 1584

Tusciae antiquae typus, 1584. Carta della Toscana antica, nel dettaglio il Monte Argentario con le isole antistanti

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