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Isola di Giannutri - Arcipelago Toscano National Park

Origine e caratteristiche geologiche

Malgrado le ridotte distanze che le separano, le isole dell’Arcipelago toscano hanno un’origine ed una storia geologica assai diversificata: se Capraia, la più giovane, fu generata da due eruzioni vulcaniche (circa 7 milioni e 4,5 milioni di anni fa), l’Elba include – nella parte più ad est – un lembo del continente africano vecchio di circa mezzo miliardo di anni, qui traslato dai movimenti della crosta terrestre che si sono susseguiti nel corso delle ere; altre aree dell’Elba, così come del Giglio e l’intera Montecristo, sono costituite da rocce granitiche formatesi a grandi profondità per il raffreddamento di sacche di magma ed in seguito sollevate da movimenti tettonici; sollevamento e rimodellamento dovuto all’azione del mare sono all’origine anche di Gorgona (formata da rocce metamorfiche), Pianosa e Giannutri (caratterizzate da calcari di origine sedimentaria). In particolare Giannutri è l’unica isola dell’arcipelago composta da formazioni calcareo-dolomitiche che mostrano forti somiglianze con le rocce della vicina catena appenninica, tanto che la sua origine e la sua emersione dal fondo del mare devono essere certamente messe in relazione con l’orogenesi degli Appennini (avvenuta circa 20 milioni di anni fa dallo scontro tra la placca africana e quella euroasiatica).

Gli ormai noti fenomeni di prosciugamento parziale del Mar Mediterraneo verificatisi 5 milioni di anni fa a causa della chiusura dello stretto di Gibilterra rendono chiaro che in un lontano passato Giannutri, in modo simile alle altre isole del Tirreno, apparve per lunghi periodi come un’arida vetta montuosa emergente da un deserto di sale. Anche dopo che le acque tornarono a sommergere il bacino del Mediterraneo, i cambiamenti climatici dovuti alla ciclicità delle glaciazioni provocarono innalzamenti o abbassamenti del livello dal mare che contribuirono a modellare l’aspetto dell’isola. Ne è prova, ad esempio, l’arco sommerso che si trova oggi a pochi metri di profondità non lontano da Cala Ischiaiola, lungo la costa occidentale dell’isola, prodotto alcuni millenni fa dall’infrangersi delle onde contro la costa ad un livello più basso dell’attuale, durante una fase climatica più fredda. Anche il profondo canalone che caratterizza il fondale di Cala Spalmatoio, nel tratto in cui l’insenatura si apre nel Golfo degli Spalmatoi, è il prodotto dell’erosione determinata dallo scorrere delle acque meteoriche in un tempo in cui la superficie del Mediterraneo si trovava ad una quota sensibilmente più bassa di quella odierna.

Giannutri ha restituito inoltre fossili di megalocero, o cervo gigante, nel pietrisco che riempie le fenditure della roccia presso Cala Maestra. L’animale, vissuto in un’epoca compresa tra 400.000 e 10.000 anni fa, testimonia la presenza di cervidi sull’isola, che allora presumibilmente non doveva apparire tale: è noto infatti che alcuni periodi glaciali di particolare rigore hanno prodotto un abbassamento del livello delle acque del Mediterraneo di circa 100 m rispetto ai livelli attuali, consentendo l’emersione delle parti più alte del fondale marino al punto da creare lingue di terra percorribili dagli animali che colonizzavano la penisola italiana. La presenza del cervo gigante, alto al garrese circa 2 m (come un moderno cavallo) e con un palco di corna ampio fino a 3 m e mezzo, conferma che Giannutri, come il resto d’Italia, conobbe periodi di clima freddo simile a quello oggi riscontrabile nelle foreste del nord Europa, che allora era sommerso da una coltre di ghiacci.

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