• Home
  • /
  • Storia di Giannutri
Artemide-Selene, protettrice di Giannutri

Storia di Giannutri

di Andrea Carapellucci

Etimologia: l’Isola di Artemide

La peculiare forma di Giannutri, rassomigliante una falce lunare rivolta ad oriente, non passò inosservata ai primi navigatori del Tirreno: spontanea fu l’associazione con la figura di Artemide, Diana per i Latini, dea della caccia e della natura selvaggia, dell’arco e della Luna crescente, elemento che spesso la caratterizza anche sul piano iconografico; in età classica Artemide/Diana appare infatti comunemente assimilata a Selene, dea della Luna, e pertanto rappresentata adorna di un diadema sul capo decorato da una falce lunare.

Discorrendo delle isole del Mediterraneo nella sua Naturalis historia Plinio il Vecchio ci informa che l’odierna Giannutri, per questo motivo, fu chiamata Artemisia dai Greci e Dianium dai Romani e che l’isola era posta dirimpetto al lido di Cosa (odierna Ansedonia)1; il toponimo latino è confermato dal geografo Pomponio Mela2 (I secolo d.C.) e ancora da Marziano Capella3 (V secolo). Una forma alternativa del nome sembra attestata nel VI secolo d.C., quando il geografo Stefano di Bisanzio fa riferimento ad un’isola del Tirreno dai Bizantini chiamata Artemita, non lontana dall’Elba4: si tratta di un toponimo dipendente dalla stessa radice ma con diverso suffisso derivativo. Un decreto di Carlo Magno, inciso in latino su tavola di bronzo e datato all’805 (ma generalmente considerato un falso tardo-medievale, probabilmente del XII secolo), cita la donazione del territorio compreso tra Ansedonia e Talamone, comprese le isole antistanti di Gilium e Iannuti, all’Abbazia delle Tre Fontane sulla via Laurentina nei pressi di Roma5: come per Ansedonia, il cui toponimo latino era Cosa, anche per Giannutri si assiste pertanto all’apparente comparsa di un nuovo toponimo non riconducibile alla tradizione precedente. Alla metà del Duecento una bolla di papa Alessandro IV, che conferma la supposta donazione carolingia, cita nuovamente l’isola in latino con la sua denominazione odierna (Insula Iannutri)6. La forma parallela Giannuti, priva della R, appare ancora in testimonianze a noi più vicine ma sembra meno diffusa: è attestata nelle lettere di Claudio Tolomei, pubblicate nel 15477, e scompare da ogni documento nel corso dei primi decenni del XX secolo.

Nel XIX secolo i pochi studiosi di antichità che si sono interessati alla storia dell’isola individuavano nel suo nome moderno una curiosa corruzione, attraverso passaggi poco chiari, del nome latino Dianium, riconoscendo nelle lettere IAN un evidente richiamo all’antico toponimo8. Segnalo, grazie al bagaglio di nozioni archeologiche acquisite durante i miei studi universitari, che la dea Diana è anche conosciuta e attestata nelle fonti latine con l’appellativo di Iana, il quale secondo i linguisti sarebbe il suo nome originario, divenuto nel tempo Diana per contrazione di Diva Iana, in italiano “Dea Giana”9. Se la radice del nome attuale sembra quindi ancora rimandare ad Artemide/Diana (nella forma meno nota e più antica Iana), più complesso è comprendere la formazione del suffisso -utri. Una interessante intuizione di Onofrio Boni, che alle antichità di Giannutri ha dedicato un breve scritto nel 1809, ricorda come lo stesso suffisso compaia in altri toponimi della Toscana di origine etrusca, come nel nome della città di Volterra, dagli Etruschi chiamata Velathri e dai Romani Volaterrae. Essendo stato ormai dimostrato dagli archeologi che la sopravvivenza nella toponomastica contemporanea di nomi di origine etrusca (ad esempio Mantova dal dio etrusco degli inferi Manth, da cui deriva anche Manziana e vari altri) rappresenta un fenomeno comune in tutta l’Italia centrale, ecco che la tesi del Boni acquisisce una qualche verosimiglianza: in altri termini *Ianathri potrebbe rappresentare il nome dell’isola in lingua etrusca, formato dal nome della dea Iana cui si somma il suffisso -thri già altrove attestato; avremmo così il terzo nome mancante, quello etrusco, che si affianca al greco Artemisia e al latino Dianium, noti dalle fonti antiche, i quali a ben vedere non sono altro che la traduzione nelle rispettive lingue del medesimo nome, formato dal nome della dea associata alla Luna crescente e da un suffisso di derivazione; è credibile che con la fine dell’Impero la denominazione “ufficiale” di Dianium sia caduta in disuso, soppiantata dal nome con cui la popolazione del circondario da sempre si riferiva all’isola, nome poi trasferito (come in molteplici altri casi) nella toponomastica italiana. A conferma di ciò si sottolinea come lo stesso fenomeno di recupero di un toponimo etrusco in sostituzione di uno latino è stato supposto, sulla base di confronti, anche per la vicina Ansedonia10.

Continua – Le prime presenze umane a Giannutri

1 Plin. Nat. 3.36.
2 Mela 2.107.
3 Mart.Cap. 6.644.
4 Steph.Byz. s.v. Artemita.
5 Monumenta Germaniae Historica, Dipl., Karl d. Gr., p. 406.
6 E. Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Firenze 1839, III, p. 669.
7 Delle lettere di M. Claudio Tolomei, Venezia 1557, p. 194 (2a ed.).
8 O. Boni, Di alcune antichità dell’isola di Giannutri, Firenze 1809, pp. 18-23.
9 Ausführliches Lexikon der griechischen und römischen Mythologie, II, p. 14, s.v. Iana.
10 M. Pittau, Toponimi toscani di origine etrusca, 2018, s.v. Vetulonia.

Back to Top